Sunday, September 23, 2018

il Salto Angel… scomodo

Posted by Nomadpescara ottobre - 4 - 2009

lagunita di Canaima

lagunita di Canaima

IN FUORISTRADA
Prendiamo la strada asfaltata che porta alla Ciudad Bolivar passando attraverso piccoli paesi caratteristici come Santa Lucia e Santa Teresa, cominciando a salire fino ad arrivare ad Altagracia de Orituco a più di 1000 mt. di altitudine poi la piana e la giungla ci inghiottono fino ad arrivare alla Ciudad Bolivar. Dopo aver attraversato il maestoso ponte Angostura sul Rio Orinoco ci dirigiamo verso Ciudad Pilar seguendo l’autostrada esterna che circonda la capitale di questo stato. Questa rotta costeggia le miniere di ferro di Cerro Bolivar fino ad arrivarte alla Paragua. La Paragua é una città al bordo del fiume che porta lo stesso nome, é molto antica (1770) ma siccome attualmente non ha un ordine amministrativo è molto trasandata e sporca (un vero peccato perché si trova all’interno di una riserva forestale). Comunque questo posto ci permette di effettuare un ultimo rifornimento di benzina ed immediatamente dopo ci imbarchiamo sulla chiatta che attraversa il  fiume con altri veicoli della zona. Impieghiamo circa 20 minuti. Questa strada é molto trafficata da commercianti e minatori per l’alta estrazione di diamanti e oro ed inoltre per gli allevamenti, l’agricoltura e la raccolta del legno.
Prepariamo il nostro primo campo a circa 10 km. dal fiume attraversato perché ormai notte, il posto su terra in pianura é circondato da arbusti come la strada percorsa per arrivarci. Stanchi ci addormentiamo immediatamente. Il mattino del 1/4, dopo una ricca colazione, ripartiamo allegri ma,  raggiunto il fiume Chiguao ci passa la contentezza, per attraversarlo saliamo su di una zattera sgarrupata, in cui entriamo a malapena, trainata a sua volta da una lancia che va a tutta forza per trasportarci. il prezzo pagato per questa impresa é di 1500 bol. a persona più la macchina (importo che per loro é sufficiente a mantenere una bella compagnia di navigazione, insomma lo stesso discorso della compagnia aerea Servivensa) ma la cosa stupefacente é che esiste una costruzione per il ponte su questo fiume i cui piloni sono a metà e già quasi danneggiati per l’inedia in cui versano i lavori di costruzione. Comunque effettuato questo passaggio l’allegria ci riprende perché ci incantiamo a guardare dei porcellini di mare (grandi e piccoli) che spazzolano la riva del fiume aspirando tutto ciò che trovano senza lasciare traccia di nulla e poi il paesaggio che ci cattura con tutto il suo verde intorno fino a perdita d’occhio con la selva che ci fa capolino timida é una sensazione fantastica siamo nella giungla. Infatti la strada cambia in continuazione divenendo sempre più selvaggia ed impervia. La veggetazione regna sovrana su tutto e ci costringe in continuazione ad aprirci dei varchi su di una strada con delle buche profonde che di tanto in tanto diviene fangosa o assume la forma di piccolo sentiero di pietra. Il percorso effettuato é molto stretto e permette il passaggio di una sola vettura per volta e siccome è trafficato dai camion dei minatori, dei rifornitori di benzina e di generi alimentari che lo percorrono giornalmente per raggiungere San Salvador de Paul, diventa uno strazio ad alta tensione  (perché bisogna fare molta attenzione a non scivolare nelle enormi buche) e meno male che i nostri amici esperti avevano montato delle gomme piuttosto alte e strette per evitare le forature. Comunque siamo rimasti impressionati dall’aiuto ed il sostegno dei minatori della zona che, capita la nostra poca conoscenza del territorio non si sono risparmiati e ci hanno seguito per un lungo tratto indicandoci le tracce migliori. Uno di loro per rincuorarci ci ha declamato anche una vecchia frase llanera che veniva spesso detta quando si incontravano due cavalieri su di un percorso ostico e dice così: “apure el paso compañero que de aquí pa’lante el monte es oregano” (¿)
Questo paradiso per fuoristradisti ci ha permesso di percorrere in un giorno intero circa 80 km.
E di nuovo la notte ci ha sorpreso con la sua bellissima luna piena ad indicarci il sentiero che sembra interminabile. I piccoli fiumi si trasformano in laghetti, i deboli ponti paiono cedere al nostro passaggio ma alla fine appare il posto per il nostro secondo accampamento: la Candelaria e qui che lasceremo le macchine. La mattina del 2/4 ci ha mostrato il paese indigeno dove ci siamo accampati.
Il pozzo del Morichal adiacente al campo (quasi una piscina) ci ha offerto un bagno che ha pulito la terra e la colazione abbondante ci ha preparato per il percorso da effettuare in trekking (se finora é stata una passeggiata ora viene il bello del viaggio). Gli zaini pieni di equipaggiamento per il soggiorno di tre giorni a Canaima pesano di più di quello che ci aspettavamo. Una curiaca amministrata molto bene dagli indigeni (2.000 bol. a persona andata e ritorno) ci porta controcorrente sul fiume Caronì. Le sue acque turbolente ti fanno pentire più volte di aver deciso di attraversarlo ed inoltre, siccome il motore é rotto, per arrivare sulla spiaggia da cui parte il sentiero siamo costretti a remare un po’ per uno (é importante sapere la data del ritorno perché bisogna comunicarla all’indio della curiaca per farsi venire a riprendere). Scendiamo dall’infernale imbarcazione estenuati e troviamo il sentiero che si snoda su e giù per le colline in circa 5 ore di caldo sole, cercando di far attenzione agli animali, alle buche, alla vegetazione e così via. Al tramonto sotto i nostri sguardi c’é la valle di Canaima. La silouette del maestoso AUDJAN Tepui copre il fianco destro ed il salto Hacha appare di fronte ad un orizzonte di Tepujes. La luna che non lascia arrivare la notte e con il suo chiarore arriviamo al paese, montiamo le tende di fianco al campo Hoturvensa proprio di fronte alle tre palme della laguna di Canaima. Non so dire se mi ha spaventato di più il volo con il DC3 o il trekking perché credo che le cose si equivalgono (forse é un po’ più stancante il secondo ma la paura si equivale). Decidiamo di cenare  al ristorante dell’Hotel (anche dietro nostro consiglio in quanto già ci eravamo stati) ma il trattamento non é uguale a quello che ricordavamo, infatti non é stato né economico, né abbondante e né di eccellente qualità. Però la fresca brezza notturna e la sabbia rosa ci hanno permesso di restare in prima fila a vedere l’eclisse lunare e dormire all’aperto nei nostri sacchi a pelo (che differenza dal tinto-finto-leopardo). Il mattino del 3/4 ci regala un’arcobaleno fantastico per le nostre macchine fotografiche ed il panorama più sfruttato per la campagna che pubblicizza il posto assume un’aria così diversa da darci la sensazione di stare in un altro posto con la consapevolezza però di  fotografare una piccolissima parte dei tre milioni di ettari del parco nazionale di Canaima, il più grande del Venezuela, il sesto nel mondo; così quando é arrivato Inparques (il ranger) che ci ha chiesto 2.000 bol per i venezuelani ed 8.000 bol per i turisti (il solito ingresso al parco) non ci ha dato troppo fastidio e compreso nel prezzo ci ha fatto fare il giro della lagunita in curiaca. Con un’altra opzione, abbiamo affittato, per soli 26.000 bol., la barca che ci ha portato tutti ad effettuare le varie escursioni per visitare gli angoli del salto Hacha, Golodina e Ucaima facendoci ammirare anche il salto Sapo.
Tornati alla Lagunita affittiamo una churuaca a 2.000 bol a persona per appendere le nostre amache in modo da alzarci  presto l’indomani  per l’escursione più lunga. Prima di addormentarci, mentre mangiamo qualcosa, conosciamo il Signor Gonzales. E’ una guida che  accompagna  i turisti al Salto Angel e chiacchierando  gli raccontiamo la nostra precedente avventura,  così un po’ per simpatia ed un po’ per questo motivo ci pratica un bello sconto sull’escursione al Salto Angel facendoci pagare solo 15.000 bol a testa compreso di pasti pernottamento e la possibilità di utilizzare la curiaca  per un reportage fotografico migliore.
Il 4/4 l’imbarcadero ci porta attraverso il fiume Carrao e dinanzi al salto HACHA lasciamo l’imbarcazione per prendere un sentiero che risale a monte del salto e da li’ ci rimbarchiamo di nuovo per andare oltre. Seguendo l’acqua il paesaggio e’ spettacolare e si arriva attraverso questo fiume, man mano che si arranca  alle pareti verticali dell’ AYUANTEPUI il quale somiglia ad una grande muraglia di granito. Perdendo la nozione del tempo l’immaginazione porta all’epoca preistorica. Quando lasciamo il fiume CARRAO e cominciamo a navigare sul fiume CHURUM entriamo in un canyon che ci fa immaginare di stare su di un altro pianeta. La spettacolarità del luogo e’ indescrivibile e ci ipnotizza finche’ il signor Evencho capitano della curiaca ci segnala l’incontro con una delle meraviglie di questo pianeta: il SALTO ANGEL. Metro su metro ci addentriamo in quel canyon con una emozione incontenibile a pochi metri dal salto e cerchiamo  il posto dove c’è’ il rifugio, entriamo nella capanna e troviamo dove appendere le nostre amache. Sono quasi le cinque del pomeriggio e la luce non e’ piu’ buona per fotografare. Arrivando al belvedere si osserva la caduta di un chilometro della massa d’acqua che lungo il tragitto si trasforma in un milione di gocce che toccando la terra si riuniscono formando un gran fiume che  pare emergere,  borbottando, dalle viscere della terra. Con l’arrivo della sera prepariamo una rapida cena con scatolame e dopo esserci messi a dormire un violento acquazzone ci ha cullato per tutta la notte. Sandro ha vegliato il livello dell’acqua per il timore che esso crescesse.  Con il nuovo giorno (il 5/4) dopo la tempesta la calma ci ha reso  allegri e felici e sul belvedere effettuiamo un numero smisurato di fotografie con la miglior luce che si potesse immaginare. Un rinfrescante bagno sulle rive del nascente CHURUM (nome dato dagli indio che significa salto, infatti in indiano il salto Angel si chiama CHURUM MERU’ che gli inglesi hanno cambiato in onore del suo scopritore europeo) e torniamo alla capanna per preparare i bagagli e tornare alla buonora a CANAIMA. Pagaiando lungo il fiume CHURUM il canyon si fa a poco più lontano alle nostre spalle ed un profondo senso di nostalgia ci si impossessa quando una ansa del fiume ci copre la bianca criniera del salto, alziamo le nostre mani all’unisono per salutare il salto. Con il favore della corrente il nostro rientro e’ più facile e veloce, quindi ci fermiamo un po’ all’incrocio del fiume MOROCO dove alcuni indigeni effettuano scambi commerciali e ci divertiamo a vedere i loro baratti di cose molto semplici ed essenziali come vestiario contro piccoli animali e frutta contro mais. Arriviamo alla laguna di Canaima pienamente soddisfatti brindiamo e dormiamo sereni. Il 6/4 in meno di due ore torniamo verso il fiume Caronì, dove dopo un bagno rinfrescante sulla sua riva vediamo arrivare come da accordi la nostra curiaca che ci imbarca e questa volta viaggiando con la corrente in circa 20 minuti ci riporta nel punto dove avevamo lasciato i fuoristrada, abbandonando per sempre quella valle incantata (in cui io penso di tornare perché come cita il detto non c’è due senza tre…). Dopo aver mangiato e riposato un po’ risaliamo sopra le nostre fuoristrada che mai ci sono sembrate così comode e riprendiamo il viaggio per tornare attraverso la polvere ed il fango alla metropoli venezuelana. Il 9/4 arriviamo a Caracas soddisfatti ed anche i nostri nuovi amici per quanto esperti della loro terra sono rimasti entusiasti dell’esperienza e noi non ci stancheremo mai di ringraziarli citando di nuovo Sandro, Sergio, Franco, Gonzalo, Enri e i loro 4×4 che ancora tutti sporchi ci hanno portato al parco dell’Est (una specie di zoo al centro di Caracas) dove attori del teatro australiano stavano rappresentando, a partecipazione del festival internazionale del teatro, un atto della loro performances sui trampoli e così con il naso all’insù abbiamo degnamente festeggiato la fine di questa fantastica esperienza.

Per noi, però, l’avventura non era ancora finita perché all’arrivo a Fiumicino il 11/4 ci hanno comunicato che la compagnia facendo scalo a Londra aveva  smarrito il nostro bagaglio, all’interno avevamo gran parte dei souvenir ed i rullini fotografici, siamo caduti in una profonda disperazione, difatti quando finalmente, dopo tre giorni, ci è stato recapitato il nostro bagaglio molte cose sono andate distrutte ed il materiale fotografico gran parte perduto. La compagnia aerea ci ha rimborsato qualcosa ma non ci  ha potuto restituire le immagini di quel fantastico viaggio.


Michele


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