Thursday, November 23, 2017

diario di Betty2008

Posted by nomadteam 13 - febbraio - 2008

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Diariuccio di una neo nata

La partenza ritardata dal porto di Genova, ci lascia subito il tempo necessario per socializzare con il resto del gruppo Nomad proveniente da Pescara e Teramo. Una volta partiti, la nostra nave approda domenica alle ore 18.00, con tutto il suo prezioso carico, sulla terra africana.

Dopo qualche intoppo in dogana ( probabilmente routinario), riunito il gruppo raggiungiamo la città di Tunisi.

Sono circa le 19.30. Ci danno circa mezz’ora per scaricare il bagaglio in albergo e sistemarci, poi, tutti pronti, abbiamo fatto quattro passi nella Medina per raggiungere un grazioso ristorante che mi ricorda il set cinematografico di Zorro (quello con Banderas) con tanto di balconate di legno e alcove, che rifocilla in egual misura Abruzzesi e Milanesi.

Lunedì 21 aprile, alle ore 8.30 circa siamo in partenza (e’ curioso come la polizia locale interrompa il traffico per far transitare i nostri automezzi… ti dà un senso d’importanza attraversare una carreggiata con il semaforo rosso senza il timore di una contravvenzione!). Che carino il camioncino che ci accosta… trasporta due mucche con il loro didietro in bella vista e non solo quello…

Percorsi 100 km di autostrada , usciamo a Enfida con l’obbiettivo di raggiungere Tozeur.

Il paesaggio che ci circonda è simile al nostro Meridione: il verde è degli ulivi, viti, limoni ed eucalipti. Figure di donne velate che seguono il pascolo di sparute pecore e raccolgono erbe accatastate e trasportate sul dorso degli asinelli o sulla loro stessa schiena, accompagnano il nostro percorso. L’economia del paese è sotto i nostri occhi: pastorizia e olivicoltura

Superata Suosse, la testa della “carovana Ioannoni & Co” accosta per accontentare il palato di grandi e piccini (caffè e torte fatte in casa in Abruzzo!)

Alle ore 13.00 siamo a 250 km da Tunisi, in Jelma, dove un’altra sosta gastronomica ci permette di assaggiare anche il pane tunisino, con contorno di donne e bambini sbucati dal “quasi” nulla e che cercano di ottenere qualche regalo, che gli viene felicemente offerto dal Team Nomad Touch.

Alle ore 16.00 ci dirigiamo verso l’arroccata oasi di montagna di TAMERZA, situata a pochi km dal confine con l’Algeria, un paesaggio che ricorda ( per chi le avesse viste ) le Gole dell’Alcantara (in piccolo) in Sicilia. E’ una delle numerose oasi che il Governo tunisino ha ampliato.

Una breve cascata attraversa le rocce, creando un piccolo specchio d’acqua che rinfresca l’aria .

Ci fermiamo il tempo necessario per scattare alcune foto e raggiungiamo un “punto vendita” all’aria aperta, dove, oltre ad effettuare alcuni piccoli acquisti tipici dei Turisti ( shesh per tutti e di diversi colori, bracciali di pelle di cammelli che poi troverò in vendita anche a Milano) sorseggiamo il nostro primo thè verde ( approvato dal punto di vista igienico sanitario dall’occhio vigile del nostro organizzatore),  giochiamo con i piccoli rettili in vendita ( serpentelli d’acqua a cui viene offerta una “merenda” straordinaria per divertire i ragazzi di città,  ed una lucertolona di buon carattere che si sottopone suo malgrado ad alcuni strapazzi).

Rientrando dall’oasi si è alzato un po’ il vento che ricopre parzialmente la strada, pertanto, come suggeritomi dal buon Orazio, viaggiamo a scacchiera per evitare, almeno parzialmente, che la sabbia sollevata dall’auto di fronte entri completamente nel motore.

Alle ore 21.00 abbiamo raggiunto TOZEUR. Si tratta di una graziosa oasi, nel Grande Erg Orientale ai margini del deserto. L’albergo che ci ospita è molto  confortevole. Non è prevista nessuna visita al villaggio (sarà per la prossima volta). Dopo una cena a self service ( nulla di particolarmente tipico), Cristina s’innamora perdutamente di un porta candele in terracotta che diventerà la sua ossessione del viaggio e alcuni dei ragazzi sfidano la frescura della serata con un breve tuffo in piscina ( seguito da una lunghissima doccia calda ).

Noi adulti, vecchi e saggi, ci attardiamo in circolo intorno a bottiglie di prodotti non proprio tipici del luogo ( amaro alla genziana e liquore alla Rossana)!

Fino a qui, abbiamo percorso circa 536 KM.

Martedì 22 aprile: il primo impegno della giornata è il rifornimento di carburante per tutti .

Ripartendo, qualche cosa di unto si è appiccicato sul parabrezza. Non riesco a pulirlo con il lavavetri (caspiteruggiola! Lo avevo appena reso brillante nel parking dell’albergo, con relativo appunto di Orazio che mi suggeriva di non lavare i vetri perché si potrebbero rigare a causa della sottilissima sabbia …). Riprendiamo la strada asfaltata solo per un breve tratto sino a quando la testa del “convoglio” non svolta alla sua destra per entrare nello Chott El Jerid , un lago salato la cui superficie si presenta dura e compatta per la sabbia mista a sale cristallizzato dal calore del sole.

Ci mettiamo tutti in posa per una foto di gruppo sul relitto di un autobus ( lasciato lì appositamente per i turisti????)

Percorsi altri 130 km ci fermiamo in un centro per i giovani, dove ci accolgono per ricevere parte del materiale che i camion hanno trasportato fin lì per loro (scarpe , abbigliamento, quaderni e PC)

In segno di ospitalità ci viene offerta una bibita, un discorso di ringraziamento (tradotto da Laura) e una breve visita ai locali ed altri spazi ( tra cui un timido orto ) che ospitano i ragazzi.. e per la mia auto mi vengono forniti acqua e sapone ( che lusso !!)

Ore 16.30, altra tappa per scopo umanitario: SABRIA, una località piuttosto infelice, quantomeno gli edifici ed il contesto generale che saltano all’occhio a prima vista. Dopo alcuni minuti dal nostro arrivo escono dalle case bambini e bambine di tutte le età che chiedono bon bon ( caramelle ) e stilò ( penne, possibilmente a scatto ) che da bravi e diligenti turisti avevamo portato con noi.

Comunque, durante “l’assedio” viene scaricato gran parte del materiale dai camion.

Ripartiamo. Finalmente, stiamo per raggiungere il deserto (non vedo l’ora di vederlo).

Federico, dopo alcune insistenti richieste, ottiene di provare a guidare sulle dune, e grazie alla presenza FISICA di Orazio che, avvinghiato come l’edera sul predellino della macchina, “suggerisce” le manovre corrette, riusciamo a fare un piccolo tratto, fino a quando ( visto che tanto correttamente non le seguiamo) finiamo con l’insabbiarci. In un attimo ci raggiungono i rinforzi e veniamo spinti fuori!

A bordo della mia mitica Rocky (Toy four ranner) , cresce l’entusiasmo e Michele mi incoraggia con il suo stile : “andrai sulle dune …. Fosse anche a calci nel c…”.

Raggiunto il punto X , di non so quale gps o semplicemente scelto per caso, ci fermiamo sulle dune dove i ragazzi provano l’ebrezza di preparare per la prima volta il loro giaciglio: una graziosa tenda Decathlon a tre posti (Federico , Iacopo e Raffaele dormiranno insieme).

Collaudato a pieni voti l’aspirapolvere multi mansioni, tutti i materassini vengono gonfiati in funzione del peso che dovranno sopportare.

Con Cristina, prepariamo il nostro giaciglio, spostando tutte le valige sopra i sedili anteriori, abbattendo i sedili passeggeri. Grazie ai prodotti TESSUTI RAPONI, insieme alla mia manodopera, in un attimo un letto matrimoniale ( per soli nani ) è pronto ad accoglierci.

Nel frattempo sul Dattero D’oro (Cosi chiamiamo il ristorante su quattro ruotone) fervono i preparativi per la cena, che si dimostra eccezionale: Arrosticini abruzzesi, pane cotto nella sabbia dalla guida tunisina che ci accompagna, salame, formaggio, oltre a vino rosso e birra ecc…

La stanchezza, aiutata dal buon bere, mi fanno crollare di fronte al fuoco in un torpore simile a quello che mi coglie quotidianamente di fronte al televisore. Scontato scriverlo, ma quella notte ho dormito benone!

Non è lo stesso per i nostri ragazzi che al mattino troviamo rattrappiti per il freddo ( Federico avendo “dimenticato” di indossare il pigiama ha dormito in mutande e maglietta), senza cuscini e senza avere coordinato fra loro gli spazi sopra i materassini.

Mercoledì 23 , non si scherza: alle ore 8.30 dopo avere raccolto ogni traccia del nostro campo, fatto una regolarissima colazione europea ( latte, caffe, succhi, pane e marmellata) riprendiamo il deserto seguendo la pista segnata dall’auto di Matteo.

Chiaramente, per la scarsissima ( anzi inesistente) esperienza che ho , la pista non risulta essere semplicissima da affrontare, nonostante la sabbia durante il mattino risulti essere ancora piuttosto compatta.

Dopo avere goduto dello spettacolo: “insabbiamenti degli altri” ecco arrivare il mio turno!

Okey! Porto pazienza con Orazio (non si sa mai! Potrebbe mai mettere in opera la proposta dei nostri mariti e lasciarci qui?!) che, nella veste di Mc G. cerca “ con voce suadente” di darmi i giusti e saggi consigli sul come affrontare il tratto di pista, che naturalmente non eseguo alla perfezione! Ed eccoci insabbiati, con tanto di ruota posteriore sinistra sollevava! Mi dicono che ho fatto un bel twist, che giustamente viene immortalato con una foto. Brava a Cristina, che non perde il suo sangue freddo e che raffredda il mio mentre ci tirano fuori!

Ma anche i camion hanno le loro belle rogne da affrontare ed in attesa che ci raggiungano, parte il suggerimento di sgonfiare le ruote per raggiungere la pressione 1.4 che ci permetterà di galleggiare meglio sulla sabbia.

Mi sento a mio agio….e non ho assolutamente paura, anzi, quando mi si presenta l’occasione (Patrizia e Francesco di fronte a noi s’insabbiano), devio a destra con l’intenzione di superarli trovandomi involontariamente a dare spettacolo sulle dune (che bel saltino !!!) I ragazzi se la ridono parecchio e si diffonde la voce che sulla nostra macchina si possono provare delle emozioni uniche…

Sono solo le ore 11.30, ci fermiamo a raccogliere le rose del deserto e Manuel coglie un’altra occasione per farmi le sue osservazioni ( fra l’altro utilissime): “non superare i Tunisini, ti possono buttare fuori strada…. Mantieni le distanze di sicurezza…. (questo perchè ha confessato di essersi spaventato mentre salivo l’ultima duna, quella del saltino, ma stavolta prendo tutto come un complimento!).

A turno Federico e Jacopo , provano l’esperienza del viaggio sul camion grazie alla pazienza di Erminio, mentre ci dirigiamo verso Tembain, una montagna nel deserto. Questo scambio di passeggeri ci permette di avere a bordo tutto il pomeriggio Alberto, che viene immediatamente promosso a: MAESTRO DI GUIDA PRIVATA dall’animo gentile.

Il pomeriggio che ci aspetta è ricco d’imprevisti che ritardano il programma …. ma alla fine, giunti al perimetro del Parco Nazionale di Jebil possiamo rimettere le marce normali e lanciarci in una bella corsa in auto che ci permette di recuperare un po’ del tempo perduto, e finalmente si staglia di fronte a noi una montagna : TEMBAIN, raggiunta definitivamente al tramonto.

Facciamo campo piuttosto tardi rispetto alla sera precedente e il vento non ci aiuta durante i preparativi per la cena ( vengono spostati due volte i tavoli insieme ai teloni per cercare di riparare tutti, i camion vengono usati per creare un corridoio fra le dune, le tende che rischiano di prendere letteralmente il volo vengono protette dalle auto… ) e noi cerchiamo fra le valige i mitici occhiali ( portati apposta) per proteggere gli occhi ( belli quelli dell’Ing Attilio, very very professional and fashion). La cena, anche in condizioni atmosferiche non perfettamente collaboranti, viene servita, e come al solito non manca mai nulla! Grazie a Beppe, Michele, Severino ed Erminio, i nostri eccezionali cambusieri!

Il cielo è talmente stellato che siamo in grado di osservare costellazioni impossibili da vedere in Città .

Giovedì 24 in mattinata l’auto di Orazio subisce un “piccolo” danno e non è possibile proseguire con il programma iniziale, quindi viene caldeggiata l’alternativa di raggiungere l’Oasi di Ksar Ghilane. Ma prima di partire non ci facciamo mancare una bella scalata tipo formichine sul monte Tembaim per meglio osservare un panorama a 360° fatto di sabbia e orizzonti infiniti.

Alle ore 9.30 siamo tutti di nuovo in auto, Attilio sostituisce la sua radio con la mia, poiché ho perso l’antenna !!

Ksar Ghilene! Dopo un’ultima serie di dune piuttosto regolari e divertenti, nel tardo pomeriggio raggiungiamo l’oasi…Aiuto!!! é piena di turisti, cammelli, cavalieri Tuareg che propongono passeggiate nel deserto ( quale ?) , automezzi a quattro ruote motrici ( qualcuno si ricorda quella aperta con l’apriscatole??), centauri ….e l’oasi di acqua termale è stracolma di bagnanti tanto che l’immersione non è proprio invitante. Qui, rispetto al luogo dal quale arriviamo e’ tutto cosi TURISTICO.

Passata la prima impressione, il nostro convoglio si raccoglie nell’oasi. Ripuliamo la sabbia alla bene e meglio che nasconde inquietanti pezzi marroni, Manuela con una pala seppellisce i pezzi più grossi …. io raccolgo le varie bottiglie di plastica abbandonate e ci prepariamo per il campo. Stasera pasta con il ragù di carne !

Dopo cena i ragazzi si preparano per il bagno nella pozza termale che nel frattempo si è svuotata e fanno tardi con le loro chiacchiere spensierate .

Venerdi 25 aprile, sveglia di buon ora e a più riprese per fare alcune foto all’alba. Alle ore 7.00 insieme a Manu e Laura andiamo a fare il bagnetto anche noi … rilassandoci nelle acque termali, piacevolmente calde, ci lasciamo avvolgere dai vapori odorosi.

Dopo la colazione, riordinata la nostra “suite ”e fatte le solite pulizie dell’auto (compreso filtro dell’aria ecc) viene disfatto il campo per ritornare sull’asfalto dove facciamo rifornimento alle auto da un distributore improbabile( manuale, a manovella ed estremamente economico). Facciamo tappa alla scuola dell’oasi, all’interno della quale lasciamo quanto rimasto nei camion ( scarpe, zaini pieni di matite,quaderni e altri strumenti scolastici).

Con la consapevolezza di essere già sulla strada del ritorno, ci allontaniamo dal deserto.

Potrei dire che il nostro viaggio si sia concluso qui!

Ma di fatto non è cosi’!! Ancora oggi, in altra forma, e grazie ai ricordi con gli amici, al libro realizzato successivamente, ai dvd, a tutte le fotografie, alle cene a Tema …..

…….. è ANCORA IN CORSO !

Ringrazio il Team Nomad che mi ha offerto un ‘opportunità …

che mi ha coccolata …..

che mi ha aperto una finestra ….( non per buttarmi giu!)

Betti ha viaggiato con Federico, Cristina e Iacopo , aprile 2008.

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